Perchè Marcello Candia?

 


Quando abbiamo deciso di legare il Centro Culturale al nome di Marcello Candia, avevamo ben presente che si trattava di una figura straordinaria.

  Avevamo sentito parlare di lui da gente che l'aveva conosciuto, avevamo visto qualche spezzone di intervista in TV e, soprattutto, avevamo letto quanto avevano scritto di lui i suoi due biografi (e amici) Piero Gheddo e Giorgio Torelli.

Fin dall'inizio ci era sembrato che il nome di Candia esprimesse bene la nostra idea di Centro Culturale: non esibizione accademica, nè club dove spendere un po' di tempo libero; piuttosto un luogo di incontro dove approfondire le proprie ragioni di vita. Candia era un uomo di cultura (aveva ben tre lauree: chimica, farmacia e biologia) proiettato nell'azione: sia negli anni vissuti lavorando in Italia, sia nella grandiosa esperienza in Brasile.

Una seconda riflessione riguarda il movente che ha consentito a Candia di vivere come ha vissuto, lasciando un segno che la Chiesa si appresta a riconoscere come parte essenziale del suo mistero. Non era un filantropo e neppure un teorizzatore di nuovi modelli sociali. Era la sua statura di uomo di fede che lo ha mosso quando si è impegnato nella San Vincenzo, da giovane, come quando è andato a costruire lebbrosari in America Latina.

Certo una fede non pietistica né confinata nel chiuso dei riti religiosi. Una fede che affrontava i problemi della realtà: tutti, dalla gestione di un'industria, all'assistenza verso i più poveri; ma con quella sua logica precisa che spesso non coincide con l'opinione comune.

La terza riflessione è la più impegnativa per noi. Infatti d'ora in poi, il nome del Centro diventerà come un pungolo, una provocazione continua a ricordarci che il mondo ha bisogno di una ripresa culturale ma questa può nascere solo dal coinvolgimento personale. E se parte dalla persona, poco o tanto genera opere e trasforma la società.


Nato nel 1916, tre lauree, industriale come il padre per venticinque anni,
il dottor Marcello Candia ha venduto la sua brillante azienda per costruire un ospedale a Macapà, sul Rio delle Amazzoni, e iniziare una intensa attività caritativa e missionaria che lo ha portato a fondare e finanziare
14 opere: ospedali, lebbrosari, centri sociali nelle favelas, due conventi
di clausura, una scuola per infermiere, un centro di accoglienza per handicappati. Si è spento nel 1983.

Nel 1991 è iniziato il processo di beatificazione aperto dal card. Martini il 12 gennaio.

Attualmente Candia è Servo di Dio.