Perchè Marcello Candia? |
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Fin dall'inizio ci era sembrato che il nome di Candia esprimesse bene la nostra idea di Centro Culturale: non esibizione accademica, nè club dove spendere un po' di tempo libero; piuttosto un luogo di incontro dove approfondire le proprie ragioni di vita. Candia era un uomo di cultura (aveva ben tre lauree: chimica, farmacia e biologia) proiettato nell'azione: sia negli anni vissuti lavorando in Italia, sia nella grandiosa esperienza in Brasile. Una seconda riflessione riguarda il movente che ha consentito a Candia di vivere come ha vissuto, lasciando un segno che la Chiesa si appresta a riconoscere come parte essenziale del suo mistero. Non era un filantropo e neppure un teorizzatore di nuovi modelli sociali. Era la sua statura di uomo di fede che lo ha mosso quando si è impegnato nella San Vincenzo, da giovane, come quando è andato a costruire lebbrosari in America Latina. Certo una fede non pietistica né confinata nel chiuso dei riti religiosi. Una fede che affrontava i problemi della realtà: tutti, dalla gestione di un'industria, all'assistenza verso i più poveri; ma con quella sua logica precisa che spesso non coincide con l'opinione comune. La terza riflessione è la più impegnativa per noi. Infatti d'ora in poi, il nome del Centro diventerà come un pungolo, una provocazione continua a ricordarci che il mondo ha bisogno di una ripresa culturale ma questa può nascere solo dal coinvolgimento personale. E se parte dalla persona, poco o tanto genera opere e trasforma la società. Nato nel 1916, tre lauree, industriale come il padre per venticinque anni, Nel 1991 è iniziato il processo di beatificazione aperto dal card. Martini il 12 gennaio. Attualmente Candia è Servo di Dio. |